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Giornalismo: chi ha paura del web?

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Il dibattito sul giornalismo è clamorosamente in ritardo sui fatti, perché…

Il dibattito sul giornalismo è clamorosamente in ritardo sui fatti perché è bloccato su paradigmi superati, ma ancora convenienti per tutti quelli che perderebbero i vantaggi e i privilegi conquistati fino ad oggi. Così il web è trattato per quello che non è: un nemico dell’informazione. Un luogo pieno di rischi e per quanto riguarda l’informazione, pieno di voci inaffidabili.

Se il dibattito fosse solo tecnico o industriale (e non lo è), quotidiani e settimanali cercherebbero di metabolizzare seriamente i cambiamenti in atto e di conseguenza ridefinire il proprio ruolo ripensandosi nei contenuti, nello stile, nella grafica e nel modo di porsi nei confronti dei lettori.
Il giornalismo online con il suo contorno di citizen journalist e social network rappresenta la grande occasione per aggiornare l’intero sistema dell’informazione. Ma chi può, frena per convenienza.

News(paper) revolution

Ma quali sono le caratteristiche più innovative della Rete? Come influenzano le modalità di diffusione delle notizie e come possono essere utilizzate al meglio?
A queste domande risponde Umberto Lisiero, giornalista, con il suo libro News(paper) revolution – L’informazione online al tempo dei social network, fresco di stampa, ora disponibile anche in digitale.

Lo studio che ha portato Lisiero a News(paper) revolution è iniziato nel 2006, come  bilancio del primo decennio di attività online delle testate legate ai quotidiani.  Secondo Lisiero «gli elementi che caratterizzano la comunicazione e il giornalismo online sono l’interattività e l’idea di community, aspetti tramite i quali i lettori possono interagire tra loro o confrontarsi con chi invece produce l’informazione. Le migliaia di commenti l’ora che la versione statunitense dell’Huffington Post registra indicano probabilmente la strada per un ulteriore sviluppo del giornalismo, da lezione a conversazione».

Ovviamente, se è vero che «ognuno di noi oggi, grazie a uno smartphone, può potenzialmente diventare un reporter, ciò non significa automaticamente che non ci sia più bisogno di persone (non necessariamente giornalisti), che poi possano interpretare la realtà che abbiamo immortalato, che ci consentano di comprendere appieno ciò di cui siamo stati testimoni».
Da questo punto di vista, «sicuramente il citizen journalism ha dimostrato una spinta innovatrice nei confronti del sistema tradizionale ma, a mio modo di vedere, una mediazione di controllo, di verifica, di selezione e valutazione delle notizie non dovrebbe venir meno».

 A c. di Sergio Rivoli & staff FirstMaster Magazine
Si ringrazia Lisiero e l’editore per la gentile concessione, in esclusiva, dell’estratto.

Link
free download estratto da News(paper) revolution. L’informazione online al tempo dei social network, di Umberto Lisiero (Pdf, 22 p.),
– vedi anche La Legge deve proteggere solo i giornalisti o chiunque faccia giornalismo?
– News(paper) revolution (Amazon),
– News(paper) revolution (iTunes),
– Scheda editoriale di News(paper) revolution su Lupetti Editore.

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