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Redazioni da rottamare

impresa-editoriale

Redazioni da rottamare sono quelle che non hanno alcuna proporzione tra giornalisti in redazione e lettori, e vivono solo grazie alla Legge per il finanziamento pubblico all’editoria.

Ecco tre casi, secondo i loro dati di bilancio e di diffusione in edicola. Quello che colpisce è la sproporzione tra il numero di addetti e il numero dei loro lettori.
Dato che che sono lontani i tempi in cui ci si poteva far scudo alle critiche chiamando in causa il pluralismo, sarebbe il caso di cambiare la Legge sui contributi, se non abolirla, come chiedono in molti.

Quotidiano A:  
   – 40 addetti in organico, 3.000 copie.
   – contributi pubblici per 2,4 milioni l’anno,
   – contributi per addetto: 60.000 euro (2,4 ml /40 addetti).

Quotidiano B:
   – 29 addetti in organico, 6.700 copie
   – contributi pubblici per 3,4 milioni l’anno,
   – contributi per addetto: 117.000.

Quotidiano C:
   – 4 addetti in organico, o (zero) copie in edicola, alcune centinaia a distribuzione diretta.
   – contributi pubblici per 0,6 milioni l’anno,
   – contributi per addetto: 150.000.

I contributi pubblici all’editoria in origine furono deliberati per compensare un balzo dei costi di invio postale, all’epoca della  formale privatizzazione delle Poste e per contenere i costi della carta (infatti si applicano solo alla carta fornita in bobine, per le rotative).
Nonostante queste buone intenzioni iniziali, oggi alimentano redazioni che di giornalistico hanno poco,  visto il numero dei loro lettori.

Link:
 – Contributi erogati alla stampa, alle radio, alle TV – dati aggiornati al 30 aprile 2010.
– Ultimi dati Ads, Accertamento Diffusione Stampa (giugno 2011).
– Elenco di testate a scarsa diffusione

 Antonio Salvati & staff

fannulloni

 

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